Scoprire e vivere la Palude Bruschera

Martin pescatore. Foto di Milo Manica

Scoprire e vivere la Palude Bruschera, di Milo Manica.

Un caro amico dice che lo zaino deve contenere più pazienza che corredo fotografico. E ripensando alle giornate in cui si scatta poco o nulla… “beh, ha ragione”, mi dico. Soprattutto se ci si inoltra in un’area protetta in cui gli animali mal sopportano la presenza umana: troppo rumorosa e frenetica per chi è abituato ai ritmi della natura.

La Palude Bruschera, con le sue decine di ettari di canneto e paludi, è anche questo: luogo in cui i ritmi naturali vogliono e possono prevalere. La nebbia si leva piano piano al mattino e lascia il posto a dei timidi raggi di sole, salutati dai canti delle cince; le gelide pozze d’acqua, in cui i porciglioni possono trovare ristoro, lentamente si sciolgono o scrocchiano sotto i passi di qualche inatteso visitatore; il sottobosco cresce e trasforma, a seconda delle stagioni, le proprie forme ed i colori di cui è composto.

Airone cenerino. Foto di Milo Manica

Percorrendo i sentieri di quest’area protetta in modo continuativo ci si trova coinvolti nel disegno della natura. Le abitudini degli aironi o del martin pescatore si possono scoprire e apprezzare. L’osservazione per varie ore di questi meravigliosi animali permette di capire come avvicinarsi, dove posizionarsi con l’attrezzatura fotografica e attenderne l’arrivo per poterli catturare in qualche immagine.

Martin pescatore. Foto di Milo Manica

Angera, sulla sponda orientale del Lago Maggiore, a poca distanza dall’uscita delle acque verso sud tramite il Ticino, ospita una zona protetta di cui non molti conoscono o ne comprendono l’importanza: sono a loro agio molti pesci e anche mammiferi come scoiattoli, tassi e volpi. In essa sono, anche e soprattutto, di rilevante importanza le decine di specie di uccelli, migratori e stanziali, che la frequentano, tra cui martin pescatore, picchi, aironi, anatidi, rapaci e moltissimi passeriformi (cince, migliarino di palude, pendolino, luì, lucherino, fringuello, codibugnoli, rampichino).

Angera al tramonto. Foto Milo Manica

Andare con un binocolo, però, non è l’unica possibilità per un appassionato di natura: basta passeggiare, specialmente in estate e autunno, per scorgere piante, anfibi, rettili, fiori e insetti.

Betulle, querce, ontani... che frescura che garantiscono d’estate! D’inverno divengono invece scheletri, elementi paesaggistici davvero peculiari se associati alle cannette di lago ed alla nebbiolina delle prime ore mattutine.

Scilla bifolia. Foto di Milo Manica

Il nenufero tappezza gli specchi d’acqua presenti ai lati dei sentieri e gli iris punteggiano di giallo le erbe verdi, copiose ai margini degli stagni. Numerosi fiori di campo offrono cibo e protezione a molteplici specie di insetti, per la gioia degli appassionati di entomologia. Farfalle, api, cavallette, libellule (anche zanzare, che d’estate non disdegnano di fare compagnia), ragni e gasteropodi dominano il terreno e le erbe più alte.

Libellula blu in volo. Foto Milo Manica

Osservare la città di Angera in tutto il suo splendore, con la Rocca Borromeo che svetta al di sopra delle case, a dominare il lago, è sempre emozionante. E tornando verso casa sui sentieri della Palude Bruschera mi sembra di poterla addirittura toccare, tanto è vicina…

Viburnum opulus. Foto di Milo Manica

Il lettore giudicherà la bontà delle fotografie; nel mio piccolo posso dare conferma che, quantomeno nell’osservazione della natura, conviene portarsi nello zaino un pacchetto di pazienza per godere appieno, almeno ogni tanto, dei suoi spettacoli!

 

2 Comments

  1. Gentile Mino, non ci conosciamo, ma posso affermare con certezza che sei una persona dall’ animo gentile e sensibile. Non basta una buona tecnica per fare fotografie nella palude, né solo pazienza, ci vuole cuore, e tu ne hai.
    Abbiamo nel nostro hotel una camera che, in particolare, senza essere proprio a tema, si è chiamata ” Oasi ” proprio perché è di fronte a quella della Bruschera. Mi piacerebbe poter avere qualche tuo scatto, che farei riprodurre su tela, per appenderlo proprio lì.
    Paolo Ponti

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*