In natura tutto è collegato: cosa significa?

Vive solo chi si muove, di Marco Tessaro

La vita sulla Terra è ricca e complessa come una rete composta da molti nodi, in cui ad ogni nodo corrisponde un ambiente naturale, e dove tutti i nodi sono legati tra loro, cioè sono interconnessi.

La biodiversità è la ricchezza della vita sulla terra. Siamo tutti parte di questo sistema: anche l’uomo dipende dalle altre componenti, animali, vegetali e geologiche, per la propria sopravvivenza.

Ma la rete che ci unisce è in crisi, si sta lacerando a causa di interventi sbagliati da parte dell’uomo: stiamo danneggiando il patrimonio naturale della Terra ad una velocità allarmante.

Nel territorio varesino esiste un importante corridoio naturale, lo sapevate?

Immagine tratta dal documentario Vive solo chi si muove, di Marco tessaro

Tra il massiccio del Campo dei Fiori, il lago Maggiore e la Valle del Ticino, esiste un corridoio naturale, un ponte che unisce due mondi, quello alpino e quello della Pianura Padana. Questo corridoio è percorso da animali selvatici che si muovono per cercare cibo, rifugio, per riprodursi e seguire le rotte di migrazioni; è fondamentale anche per i lenti movimenti della vegetazione, ma è minacciato e rischia di essere interrotto dalle trasformazioni dell’uomo.

In questo senso è nato nel 2011 il progetto Life Tib, volto a salvaguardare con azioni concrete questo corridoio ecologico, per invertire una tendenza che porterebbe all’estinzione di molte specie.

Il documentario di Marco Tessaro “Vive solo chi si muove”, a un paio di anni dalla sua realizzazione, quando venne realizzato, è estremamente attuale perché spiega in modo chiaro il significato e l’importanza del corridoio ecologico Insubrico, quali sono le azione portate avanti dal progetto Life Tib e le motivazioni alla base: il documentario riassume bene tre anni di lavoro di un gruppo di ricercatori  lungo una delle infrastrutture verdi più importanti per la connessione tra Alpi e area mediterranea.

Immagine tratta dal documentario Vive solo chi si muove, di Marco tessaro

Nel documentario viene spiegata, ad esempio, l’importanza delle aree umide: oggi la scomparsa delle zone umide è la principale causa di perdita di biodiversità nella fascia prealpina. Gli anfibi si concentrano in poche aree troppo distanti tra loro perché ci possa essere scambio di individui. Senza ricambio genetico, l’estinzione è solo questione di tempo. Per evitare il peggio, è necessario intervenire.

 

 

Immagine tratta dal documentario Vive solo chi si muove, di Marco tessaro

Nella provincia varesina, la Palude Brabbia, il Lago di Varese, il Lago di Biandronno e il Lago di Comabbio rappresentano un complesso di luoghi fondamentali per l’avifauna e la vegetazione palustre: qui trovano dimora la moretta tabaccata (Aythya nyroca), specie di anfibi endemiche come il pelobate fosco insubrico (Pelobatesfuscus insubricus), la rana di Lataste (Rana latastei), il gambero di fiume (Austropotamobius pallipes italicus), che è presente lungo i torrenti che scendono dal Campo dei Fiori, massiccio montuoso  caratterizzato da faggete e prati magri, che ospitano importanti popolazioni di libellule, farfalle, cavallette, nonché rare orchidee, ma anche grotte, popolate da colonie di diverse specie di pipistrelli.

E poi l’importanza degli insetti, primo anello la cui presenza è legata a quella di uccelli e a catena degli altri esseri viventi.

Gli ecosistemi naturali forniscono servizi indispensabili alla vita dell’uomo. Quando la biodiversità si degrada, quello che è messo a rischio è l’esistenza stessa della nostra specie.

I cambiamenti climatici, pratiche invasive di un’agricoltura ancora troppo legata a prodotti chimici dannosi per tutte le forme di vita, consumo di suolo: queste sono le principali cause della scomparsa di numerose specie animali e vegetali a un ritmo senza precedenti: si calcola che entro il 2050, senza un’inversione di rotta, ci sarà l’estinzione di una percentuale di specie compresa tra 17 e il 35% di specie.

Per quanto preziosi, parchi, riserve e aree naturali protette da soli non bastano a frenare questa preoccupante tendenza: senza una rete in grado di connettere i grandi e piccoli ecosistemi, gli animali selvatici e le piante sono condannati ad un isolamento progressivo che ne indebolisce la vitalità in modo inesorabile.

Negli ultimi 50 anni, le aree urbanizzate sono cresciute, si sono collegate tra loro:  in Lombardia,il consumo di suolo è pari oltre 10 ettari di territorio naturale o agricolo al giorno.

Salvaguardare i corridoi ecologici esistenti, creare ponti naturali per consentire il passaggio di specie animali e vegetali, rompere l’isolamento di aree verdi creando delle connessioni verdi: tutto questa diventa di primaria importanza!

 

 

 

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