Marco Colombo, consigli di fotografia naturalistica

Orso marsicano (Ursus arctos marsicanus)

Marco Colombo, consigli di fotografia naturalistica

Marco Colombo, naturalista e fotografo, classe 1988 e origini varesine, sa ben coniugare le esigenze di divulgazione scientifica con il rispetto per gli ambienti naturali e gli organismi che li popolano. Preparazione e rispetto della natura sono proprio uno degli aspetti che emergono da una chiacchierata con lui, uno dei punti fermi da cui, chi voglia seguire le sue orme e provare a cimentarsi nella fotografia naturalistica, deve partire.

Testuggine palustre (Emys orbicularis) – Wildlife Photographer of the Year 2016 (BBC), vincitore di categoria (Rettili e anfibi)

E non sono consigli di poco conto, dato che Marco Colombo, tra le altre cose, è stato due volte vincitore del Wildlife Photographer of the Year, il più importante concorso mondiale di fotografia naturalistica, è autore di numerosi articoli scientifici, nel 2007 ha scoperto una nuova specie di ragno in Sardegna e quest’anno esce con il libro  “I tesori del fiume” (edito da Pubblinova Negri).

Copertina de “I tesori del fiume” di Marco Colomb

Il libro è un viaggio tra diversi ambienti acquatici presenti in Italia, in un’alternanza di fotografie, aneddoti e informazioni scientifiche alla scoperta del mondo vitale che popola corsi d’acqua, laghi e lagune costiere: 5 anni di lavoro alla ricerca di granchi, spugne, larve di insetti, lamprede, rospi e tritoni durante il periodo riproduttivo, l’elusivo proteo delle grotte sotterranee, bisce che catturano prede di grandi dimensioni, limicoli impegnati nelle loro frenetiche attività nel fango, mammiferi all’abbeverata.

1.     Prima di tutto: come ti definisci, naturalista o fotografo?

Entrambe le cose: naturalista e fotografo. C’è chi privilegia un aspetto oppure l’altro, per me sono importanti entrambi. Quello che fa la differenza credo sia il tipo di approccio: se conosci in modo approfondito la natura, sei in grado di rispettarla. Non basta ricreare una scena bella tecnicamente: il naturalista si deve muovere prima di tutto nel rispetto degli animali e dei loro habitat, partendo dall’attenta conoscenza delle loro abitudini e avendo cura di non recare troppo disturbo con la propria presenza. E’ importante il messaggio di conservazione: conoscere gli animali e andare a cercarli è diverso da una esplorazione fine a se stessa.

2.     C’è stato un momento in cui ti sei detto “da grande voglio fare il naturalista”?

Mi sono sempre piaciuti gli animali nei prati, nei boschi, in montagna e nel mare. Dal 1999, da quando avevo 11 anni, ho iniziato anche a fare fotografie, il resto è venuto da sé.

Gufo comune (Asio otus)

3.    Per chi vuole seguire le tue orme, c’è un percorso di studi che ti senti di suggerire?

Non credo ci sia un percorso unico. Io ad esempio sono laureato in Scienze Naturali, però questo non basta per diventare un fotografo naturalista: con la laurea gli sbocchi sono diversi, dalla ricerca all’insegnamento. La fotografia è solo una delle possibili vie da intraprendere. Quello che senza dubbio mi sento di consigliare è di leggere molto, traendo spunti e informazioni da ogni tipo di fonte: pubblicazioni scientifiche, riviste di settore, libri, siti web, purché attendibili e verificati. E poi osservare con attenzione i lavori svolti da altri fotografi naturalisti e non solo: ogni tipo di immagine può offrire esempi da riapplicare. Anche i quadri possono essere una fonte di ispirazione: ad esempio dai quadri di Maurits Cornelis Escher, in mostra questo inverno a Milano, ho tratto una lezione sull’utilizzo della luce per rendere la tridimensionalità nelle fotografie, rendendole in tal modo più di impatto. In questo senso ritengo sia importante avere un approccio multidisciplinare che tenga conto di tutte le declinazioni possibili dell’immagine.

Spugne candelabro (Axinella polypoides)

4.    Per la fotografia naturalistica sei un autodidatta o hai seguito dei corsi particolari?

Sono un autodidatta. Il primo in assoluto che mi ha insegnato ad usare la macchina fotografica è stato mio padre: da lui ho appreso l’utilizzo del diaframma per regolare la luce, del tempo di scatto e degli ISO, con le diapositive. Poi ho continuato per conto mio, sperimentando sul campo. Un’altra strategia che consiglio è provare a contattare direttamente i fotografi, chiedendo loro consigli e informazioni: se disponibili difficilmente negheranno qualche spunto!

Natrice tassellata (Natrix tessellata) con preda

5.    Che cosa significa per te fare fotografia naturalistica?

Dipende dal tipo di soggetto. C’è sempre una dicotomia tra la pianificazione, che deve essere sempre presente come fase iniziale, e un po’ di fortuna. Mi spiego meglio: se vuoi trovare un determinato soggetto, devi sapere qual è il suo comportamento e le sue abitudini, in quale stagione è possibile incontrarlo, in quali luoghi si muove e riproduce. Poi magari ti prepari per fotografare cervi e invece vedi un orso marsicano. In questo caso subentra la fortuna. Poi cambia anche il tipo di attività a seconda degli animali che si vogliono cercare: in caso di immersioni la preparazione è ancora più complessa, dato che non è possibile cambiare obiettivo alla macchina fotografica quando si è sott’acqua (si scende con un tipo di attrezzatura finalizzata a quello che si sta cercando). Anche in questo caso mi è capitato di immergermi con l’intento di fare macrofotografia a molluschi marini e di ritrovarmi di fronte ad animali di grandi dimensioni, come il pesce luna.

Orso marsicano (Ursus arctos marsicanus)

6.    Qualche altro consiglio pratico per chi vuole iniziare a fare fotografie naturalistiche?

In linea di massima si potrebbe riassumere in questo modo: per rettili e anfibi è necessario camminare molto. Se si cercano salamandre si andrà verso l’acqua, come torrenti e paludi, se si cercano vipere bisognerà dirigersi verso le zone più aride, e camminare sulle pietraie . Se invece si va alla ricerca di uccelli e mammiferi, allora diviene importante l’attesa. Si potranno fare appostamenti camuffati da cespuglio, in modo da non essere visti e non recare disturbo, ci si dovrà documentare sulle loro abitudini in modo tale da poter prevedere i loro comportamenti, essere in grado di interpretare le tracce, sapere in che modo le condizioni meteo possono influenzare i loro spostamenti. Ad esempio, si va alla ricerca del lupo, o dell’orso in Abruzzo? Allora si dovranno fare degli appostamenti all’alba e al tramonto. Infine per la macrofotografia a funghi e fiori, sarà importante sapere in quale stagione è possibile trovarli.

Lupo appenninico (Canis lupus italicus)

7.    Ci sono degli animali o degli ambienti che preferisci rispetto ad altri?

Amo i fiumi, i laghi, i corsi d’acqua: tutti ambienti estremamente importanti e vitali per una grandissima quantità di specie, eppure spesso sono poco considerati. Poi amo le grotte, che possono riservare scoperte sorprendenti. Come il proteo, un raro anfibio che ha fatto delle cavità sotterranee il suo habitat: in apparenza simile a una salamandra allungata, dal colore bianco-giallastro, ha una longevità stimata di 100 anni e può digiunare per 8 anni di fila. In antichità si pensava fossero cuccioli draghi. Poi amo andare alla ricerca di cavallucci marini, vipere, scorpioni, ma anche orsi e squali.

8.    Quale attrezzatura o equipaggiamento non può mancare nel tuo zaino?

In realtà lo zaino deve essere il più leggero possibile. Porto con me solo l’attrezzatura che ritengo necessaria per il tipo di animali che ho intenzione di fotografare. Essere leggeri è molto importante per potersi spostare senza difficoltà. Anzi, a pensarci bene una cosa non manca mai: un panino! Le ore di attesa possono essere parecchie e anche questo fa parte dell’equipaggiamento.

9.    Per trovare la “Varese selvatica”, ci dai qualche consiglio su dove andare?

Il Parco regionale del Campo dei Fiori è un luogo interessante per gli appassionati di botanica, si possono trovare molte specie di orchidee nel periodo tra marzo e maggio. Qui è possibile trovare una specie decisamente particolare di orchidea: Ophrys insectifera, chiamata anche fior mosca, i cui fiori riproducono la forma e il colore di un insetto, una vespa femmina, così che i maschi, ingannati dall’aspetto, siano attirati sul fiore, privo di nettare, provvedendo all’impollinazione… Un fiore davvero interessante per la strategia riproduttiva che ha sviluppato! Un altro posto che consiglio è la Valcuvia, dove si possono incontrare tassi, allocchi, cervi, cinghiali, volpi: questo è uno dei luoghi dove tengo alcuni dei miei tanti corsi di fotografia e workshop.

Fior di mosca (Ophrys insectifera)

Link utili:

Sito web di Marco Colombo: http://www.calosoma.it/

Anteprima sfogliabile online dell’ultimo libro “I tesori del fiume”: http://marcocolombolibri.wixsite.com/itesoridelfiume

Pagina Facebook per rimanere aggiornati sul mondo animale: https://www.facebook.com/MarcoColomboWildlifePhotography/


Autore articolo: S.V.

 

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