L’Erba Trinità

L’Erba Trinità. di Giacomo Bassetti.

Oggi mi sono trovato a camminare insieme ad un amico intorno alla collina della Rocca Borromeo, e la prima cosa che, con grande piacere, ho notato è stata la presenza di numerosi piccoli fiori colorati che, malgrado il freddo, costellavano il sottobosco riempiendolo dei loro colori. Tra di essi primule, viole, ellebori e molti altri ancora, come l’Erba Trinità.

Non solo è uno dei più comuni che si possono osservare adesso nelle nostre zone ma anche uno dei più belli e singolari! Il suo nome scientifico è Hepatica nobilis Schreb. (sin. Anemone hepatica L.) e appartiene alla famiglia delle Ranuncolacee. Detta anche “Occhi di gatto”, l’Erba Trinità è una specie caratterizzata da una grande variabilità e ne sono conosciute molte sottospecie e varietà diverse: Hepatica nobilis Schreb. var. nobilis è, in particolare, quella più comune in Europa. L’Erba Trinità è una piccola pianta a fiore erbacea, alta dai 5 ai 15 cm, perenne.

Si tratta inoltre di una specie rizomatosa, dotata cioè di uno speciale fusto sotterraneo (il rizoma, appunto) dal quale dipartono le numerose radici e nel quale sono accumulate le sostanze di riserva necessarie alla pianta per sopravvivere durante la stagione sfavorevole. Inoltre, è proprio sul rizoma che si trovano le gemme a partire dalle quali, ogni anno, si sviluppano le parti aeree, vale a dire le foglie e gli scapi fioriferi.

Le foglie, come appena detto, dipartono direttamente dal rizoma in quanto non vi è un vero e proprio fusto aereo, e sono raccolte in una tipica rosetta basale. Sono provviste di un lungo picciolo bruno e pubescente e hanno un’inconfondibile forma trilobata: in effetti, il nome “Erba Trinità” si deve proprio a questa caratteristica in quanto, nella simbologia medievale, queste foglie a tre lobi erano un richiamo, appunto, alla Santissima Trinità, cioè alla misteriosa natura di Dio, a tal punto che questa piantina veniva spesso raffigurata anche negli affreschi di carattere religioso.

Le foglie sono, inoltre, carnose, quasi coriacee, e glabre. Il colore della pagina superiore è verde scuro lucente, con lievi sfumature bianche e margine più scuro, mentre quello della pagina inferiore è bruno-rossiccio o violetto e sembrerebbe cha da ciò derivi il nome Hepatica, in quanto tale colore ricorderebbe quello del fegato (in effetti, in inglese, per esempio, l’Erba Trinità si chiama Liverleaf, letteralmente “foglia-fegato”, per via anche della forma lobata della foglie).

Curiosamente, nel medioevo era diffusa la credenza (detta signatura) che tutto ciò che si trovasse in natura e ricordasse, per forme o colori, una parte del corpo umano avesse il potere di curare quella stessa parte: di conseguenza, era consuetudine impiegare l’Erba Trinità come rimedio naturale per le malattie del fegato, con risultati disastrosi, non solo perché in verità essa non ha alcun potere curativo per il fegato ma anche perché questa pianta, come quasi tutte le Ranuncolacee, è leggermente tossica.

Le foglie delle Erba Trinità sono, infine, persistenti (rimangono verdi anche durante l’inverno), e le nuove foglioline compaiono, generalmente, dopo la fioritura. I numerosi e colorati fiori sono portati ciascuno da un proprio peduncolo (scapo), lungo e peloso come i piccioli fogliari, di colore brunastro. Gli scapi dipartono direttamente dal rizoma e si collocano al centro della rosetta di foglie. I fiori sono ermafroditi (contengono cioè sia gli organi riproduttivi femminili che maschili, entrambi presenti in gran numero dentro ogni fiore) e ciascuno di essi è circondato, alla base, da tre foglioline sessili, robuste, appuntite, pubescenti e di colore bruno, che formano come una sorta di calice, mentre il vero calice è assente. La corolla è formata da 6-10 petali di forma ellittica, anche se – per l’esattezza – poiché il calice, come si è detto, non c’è, non è proprio corretto parlare di petali: piuttosto si tratta di vere strutture a metà tra i petali di una corolla ed i sepali di un calice, denominate quindi tepali.

Comunque sia, quello che più ci colpisce sono senz’altro i loro splendidi colori, di solito un azzurro carico variabile fino al violetto ma, talvolta, anche lilla, rosa e addirittura bianco. Attratti dai loro colori oltre che dal nettare in essi contenuto, vari insetti, soprattutto farfalle, falene e apoidei, visitano questi fiori e, veicolando il polline da un fiore all’altro, contribuiscono alla riproduzione di questa piantina in modo fondamentale.

La fioritura, di durata purtroppo assai breve (non più di una settimana circa), avviene tra febbraio-marzo e maggio, in dipendenza fondamentalmente dalle condizioni climatico-ambientali, soprattutto dalla latitudine e dall’altitudine. L’Erba Trinità è comune in tutta Europa.

In Italia essa è diffusa in tutto il territorio nazionale, ad esclusione solamente delle isole. È particolarmente frequente sulle Prealpi. In fatto di altitudine, è possibile trovarla indicativamente dai 100 ai 1000 m s.l.m., più raramente a quote più elevate. Sebbene prediliga i suoli ricchi e calcarei, l’Erba Trinità si rivela comunque una specie molto adattabile, che cresce bene anche in terreni moderatamente acidi. Infine, l’Erba Trinità è una specie che ama molto l’ombra, come testimoniano anche le sue foglie scure: pertanto, essa frequenta soprattutto il sottobosco, che, al momento della fioritura di questa piantina, si riempie come per magia di mille piccoli occhi colorati, che ci annunciano silenti che la primavera è arrivata.

 

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