Il cervo rosso (Cervus elaphus) 

Il cervo rosso (Cervus elaphus) 

Denominato cosi per via del mantello primaverile/estivo di colore appunto bruno rossastro è noto anche come cervo nobile, cervo reale o cervo europeo; appartiene alla famiglia dei Cervidi ed è il più grosso ungulato italiano.

In Italia è presente nella quasi totalità delle regioni, fatta eccezione per la Sicilia.

Esistono due sottospecie: quella del Cervo sardo (Cervus elaphus corsicanus) endemica della Sardegna, dove vive con varie popolazioni isolate e la sottospecie elaphus (Cervus elaphus elaphus), originariamente diffusa in Italia, progressivamente ridotta in passato, fino a rimanere esclusivamente nella provincia di Ferrara (bosco della Mesola).

Nella provincia di Varese la popolazione è aumentata a livelli esponenziali arrivando a cifre importanti con un numero di esemplari che supera il migliaio, sempre più agevolato dall’aumento della superficie boschiva, habitat prediletto del cervo, e dall’assenza di predatori naturali come Lupo e Orso.

È presente un notevole dimorfismo sessuale: le femmine oltre ad essere più piccole, con un peso intorno ai 150Kg rispetto ai 250Kg dei maschi, ed avere una corporatura meno massiccia, con capo molto allungato e collo sottile, si distinguono dai maschi perché non presentano il palco.

I palchi sono strutture ossee, ramificate negli individui adulti, che vengono perse ogni anno tra febbraio e aprile prima dagli adulti e successivamente dai giovani. La rapida ricostruzione avviene attraverso la formazione di tessuto osseo rivestito di velluto (tessuto riccamente vascolarizzato e dotato di un pelo fitto e corto, che viene perso attraverso lo sfregamento del palco contro rami o piccoli tronchi tra luglio e agosto).

Questo fenomeno segna il termine della crescita del trofeo la cui forma e dimensioni variano, oltre che in base all’età e alle caratteristiche genetiche dell’animale, anche al suo grado di benessere.

Con l’inizio della stagione riproduttiva, i maschi tendono ad avvicinarsi ai gruppi di femmine, attirando il loro interesse con il bramito (per questo la stagione degli amori del cervo è anche chiamata stagione dei bramiti), essendo una specie poligama il maschio si crea un proprio harem, riproducendosi con più femmine e difendendole dai rivali.

In genere i parti avvengono a fine maggio-giugno e nasce un solo piccolo che, fino al terzo mese di vita, presenta un mantello bruno-scuro con una tipica pomellatura bianca, utile non solo nel riconoscimento madre-figlio (il piccolo in questo periodo è quasi totalmente privo di odore) ma anche come strategia antipredatoria e mimetica. La femmina, infatti, durante tutto il primo periodo di vita del neonato, lo lascia nascosto tra l’erba alta o il fitto del sottobosco.

È molto importante non avvicinarsi ai piccoli poiché l’odore allarma la femmina che per paura dell’uomo non torna al nascondiglio ad allattare il piccolo, mettendo a repentaglio la sua vita: toccare un piccolo significa certamente causarne la morte!

I problemi più significativi che può creare questa specie sono quelli ai frutteti e soprattutto nel nord-est italiano danni alle giovani piante utilizzate nella selvicoltura; un’altra problematica, aggravatasi negli ultimi anni complice l’incremento degli individui e dei mezzi di trasporto, è quella degli incidenti stradali, talvolta mortali, data l’importante mole di questi animali.

Articolo a cura di Riccardo Lattuada.

 

Riccardo Lattuada

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