I lunghi giorni del fuoco

Incendio Parco Campo dei Fiori, gennaio 2019, Varese. Foto di Vincenzo Di Michele

A distanza di un anno dal grande incendio, che devastò circa 370 ettari di bosco all’interno del Parco regionale del Campo dei Fiori, tornano le fiamme nei boschi sui monti varesini.

Sembravano giorni lontani, una tragedia da raccontare, invece è successo di nuovo. L’incendio che dalla serata di giovedì 3 gennaio ha investito il Parco Regionale del Campo dei Fiori, devastando il Monte Martica, il Chiusarella e la Valganna, ha interessato, a quanto si apprende, circa 400 ettari di boschi, complici il forte vento e la siccità. Impossibile non tornare con la memoria all’ottobre 2017, quando l’incendio che investì il Parco Campo dei Fiori tenne la città col fiato sospeso per diversi giorni.

Danni alla vegetazione, incendio al Parco Campo dei Fiori, ottobre 2017:

Questo slideshow richiede JavaScript.

Ancora una volta gli eroi sono i Vigili del Fuoco, la Protezione Civile, i numerosi operatori e volontari che hanno sfidato notti di gelo e lunghe giornate per monitorare e combattere il fuoco, mettendo in campo ogni mezzo, aereo o via terra, per salvare il patrimonio boschivo, fino agli ultimi sforzi di uomini e donne dell’antincendio boschivo impegnati nella bonifica delle aree colpite.

Attività di spegnimento incendio, gennaio 2019 (Foto Vincenzo Di Michele):

Questo slideshow richiede JavaScript.

Ma cosa comporta un incendio di queste proporzioni?

Per comprendere la portata del disastro ambientale bisogna tener conto del fatto che i monti Martica e Chiusarella sono dei luoghi naturali unici, con una vegetazione che comprende diverse specie vegetali tra cui la roverella, quercia che ama gli ambienti soleggiati, e poi frassini, tigli e aceri nei valloni più profondi e umidi. Sulle sommità invece sono presenti i prati magri, vale a dire ambienti prativi seminaturali, oggi sempre più rari e con un elevato valore ambientale: sono infatti ricchi di specie vegetali, come le eriche e le meravigliose orchidee spontanee, e hanno una corrispondente importanza faunistica, soprattutto per quanto riguarda l’entomofauna, ovvero gli insetti, in particolare libellule e farfalle, che qui trovano il loro habitat ottimale.

Oggi come un anno fa, sarà necessario andare sul campo, una volta che le aree saranno completamente bonificate, per poter fare una stima dei danni.

A farne le spese è soprattutto la fauna selvatica.

A subire grandissimi danni è la fauna selvatica. I grandi mammiferi, come volpi, tassi, caprioli e cinghiali, sono quelli con maggiori probabilità di fuggire dai roghi, a condizione di non rimanere soffocati dal fumo o in preda al terrore.

I più vulnerabili, che possono esser stati sorpresi dalle fiamme o soffocati dal fumo, sono le specie in letargo e i piccoli mammiferi, come ghiri, moscardini, scoiattoli, troppo piccoli per scappare, così come rettili e anfibi. Ma anche insetti, che durante l’inverno trovano riparo dal freddo nella lettiera di foglie o sotto la corteccia degli alberi. Non solo, anche i pipistrelli, che sono presenti in Martica con alcune specie piuttosto rare, come il rinolofo minore, una specie in forte regresso in tutta Europa, probabilmente si saranno trovati in grande difficoltà di fronte alla furia devastante del fuoco.

Sarà difficile stimare i reali danni. Di sicuro si tratta di una seconda ferita che mette a dura prova la ricchezza ambientale del nostro territorio.

Giuseppe Barra, Presidente del Parco Campo dei Fiori, in un’intervista spiega (Fonte: Varesenoi.it):

Lo scorso anno sono bruciate molte più piante ad alto fusto, ma alla base, e questa primavera si sono riprese coprendo con le nuove chiome le zone di sottobosco bruciate. Quella che è andata in fumo in questi giorni è invece una vegetazione particolare, fatta di roveri, roverelle, qualche betulla, ma soprattutto muschi e tanta erica, che difficilmente si riprenderà e che lascerà le cicatrici ben visibili sulla montagna per molto tempo. Un bosco rado che non può nemmeno essere ripiantumato e in cui la vegetazione fatica ad attecchire.

Continua Barra:

Bisogna mettere in pista azioni diverse con la stessa finalità: pulire il bosco. Una volta le foglie secche venivano usate come lettiera per gli animali e il sottobosco veniva compattato e inumidito dalla pioggia e dalla neve. Oggi, che non esiste più un economia rurale e anche le condizioni climatiche sono mutate, il sottobosco rimane terra, secco, utile solo ad alimentare le fiamme in caso d’incendio. Con questo non intendo dire che la soluzione sono le guardie ecologiche che raccolgono le foglie. La soluzione sta nel ricreare un tessuto economico locale che possa “sfruttare” ancora i nostri boschi e riequilibrare la situazione».

Vigili del Fuoco all’opera, Varese gennaio 2019:


Autore articolo: S.V.

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*