La grande marcia degli anfibi

di Vincenzo Di Michele

Siamo in pieno inverno ed una grande migrazione è in arrivo.

E’ la grande marcia degli anfibi: rane, rospi, tritoni, salamandre. 

Nonostante ci troviamo ancora in pieno inverno e solo da pochi giorni si è allentata la morsa del gelo, una grande migrazione di animali è in arrivo. Non parlo di uccelli, ben noti per compiere migliaia di chilometri per raggiungere i siti di riproduzione, bensì della grande marcia degli anfibi: rane, rospi, tritoni, salamandre.

Questo popolo di animali “invisibili” e misteriosi che, con l’avvicinarsi della stagione riproduttiva, silenziosamente escono fuori dai loro ricoveri invernali, si mettono in marcia per raggiungere stagni, paludi e aree umide per accoppiarsi e deporre le uova. Una mobilitazione di decine di migliaia di individui che da febbraio a maggio si alternano negli stagni di tutta la provincia per continuare la straordinario ciclo della vita.

Le prime specie a muoversi (già nel mese di febbraio) sono le cosiddette “rane rosse”. In provincia di Varese esistono diverse specie appartenenti a questo gruppo: Rana temporaria, Rana latastei, Rana dalmatina. Non voglio soffermarmi in questo momento sulle caratteristiche di ogni singola specie, ma parlare di un dramma che ogni anno si consuma sulle strade del Varesotto (e di tutta Italia).

Quando le temperature iniziano ad innalzarsi sopra i 5-7° C (al crepuscolo) e le piogge imbevono per bene boschi e prati, rane rosse e rospi (Bufo bufo) si mettono in marcia per raggiungere le aree di riproduzione. Spesso non si parla di grandi distanze, al massimo qualche centinaia di metri, ma per animali che misurano dai 7 ai 15 cm significa un percorso lungo e pieno di pericoli: predatori di ogni genere pattugliano prati, boschi e stagni in cerca di una succulenta cena.

Ma non sono i predatori il principale pericolo; spesso le aree umide sono contornate da strade, più o meno trafficate, che rappresentano un ostacolo quasi insormontabile per questi piccoli animali, alcuni dei quali non eccellono in velocità e agilità. Attraversare una landa di asfalto con un continuo via vai di automobili è come per un uomo sperare di farla franca attraversando a nuoto un grande fiume in piena!

Sulle strade di tutta la provincia, migliaia sono gli anfibi che trovano la morte senza che ciò abbia la minima risonanza sui media.

Una di queste “strade della morte”, di cui ho avuto il dispiacere di imbattermi, è la SP53 che per un tratto di 2 km tra Bernate e Varano Borghi, in questo periodo, si tramuta in una ecatombe per ogni genere di anfibio. A Febbraio 2016, in tre giorni, sono state contate più di 200 rane investite tra le 19.00 e le 21.00. Gran parte di queste erano femmine ricolme di uova che, a causa del loro pesante carico (come se una donna al nono mese dovesse correre per 20 km tra mille ostacoli) e stremate dalla lunga marcia sono meno agili ad attraversare. Considerando che una femmina di Rana dalmatina può deporre da 500 a 1500 uova è ben chiaro che la morte di così tante femmine vuol dire la perdita di una intera generazione di girini.

Purtroppo questa strage si ripete anno dopo anno ed è destinata a peggiorare!
Aumentano le strade, il traffico e la perdita di aree umide (il che fa ridurre i siti di deposizione). Una soluzione per arginare il problema c’è: installare barriere mobili o fisse e realizzare sottopassi per l’attraversamento sicuro (come già avviene in alcuni punti critici della provincia, dove, spesso, anche molti volontari si adoperano per portare in salvo centinaia di animali); addirittura si potrebbe pensare di deviare il traffico automobilistico in quelle 3-4 ore della sera in cui si prevede l’ondata migratoria.

In alcuni paesi europei e in alcuni Cantoni Svizzeri già lo si fa, è solo questione di volontà oltre che di sensibilità!

Gli anfibi hanno un’estrema importanza nei nostri ecosistemi: gli adulti di rane e rospi si nutrono di insetti, i girini costituiscono l’alimento per molti altri animali acquatici, ma soprattutto questi organismi sono importanti bioindicatori dello stato di salute degli ambienti umidi, perché molto sensibili all’inquinamento delle acque.

È nostro dovere trovare soluzioni ai problemi che causiamo alle altre creature che condividono l’ambiente in cui viviamo. Con poche decine di migliaia di euro l’anno potremmo salvare la vita a migliaia di animali: questa non è una questione economica ma una questione di Civiltà!

 

 

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