Dove volano via i passeri

Dove volano via i passeri, articolo di Biomaterra – Emmanuele Occhipinti

I passeri stanno scomparendo lentamente dalle nostre piazze e città attirando l’attenzione di alcuni esperti che ne stanno monitorando il fenomeno trovando delle possibili cause.

Esiste un modo di dire che associa metaforicamente il passerotto ad una persona timida, riservata. Questa caratteristica antropomorfizzata del passero però si ripercuote anche sulla sua lenta ma inesorabile e silenziosa scomparsa. Un destino che, nonostante tutto, può essere ancora evitato.

La curiosità in merito a questa piccola specie ornitologica è scaturita in seguito al fortuito ritrovamento di un vecchio articolo di giornale (risalente al 2015) in cui, per l’appunto, veniva presentato il problema del declino delle popolazioni di passeri a Gallarate. Immediatamente la memoria è volata a ricordi attinti dall’infanzia e dall’adolescenza, in cui anche i passeri frequentavano i tavoli all’aperto di una caffetteria condividendo le occasionali briciole della prima colazione primaverile. Viene da chiedersi: da quanto tempo non si fa un’esperienza simile?

Già dagli anni ’70 del Novecento si è registrata una leggera diminuzione della popolazione dei passeri, ma è soprattutto dal primo decennio del nuovo millennio che è stato verificato un grosso calo. Tra le principali cause scatenanti ipotizzate vi è il calo delle popolazioni di alcuni insetti (che rappresentano un’importante fonte di cibo per il passero), i quali hanno subito un declino del numero degli individui di circa del 45% in appena 35 anni (stando alla rivista Science).

Come accade sempre in natura, tutto è correlato ed è in interazione con le altre componenti dell’ambiente (sia che esse siano viventi o che siano non viventi): popolazioni ridotte di specie di insetti tendono a ridurre il proprio areale e, quindi, si riduce anche la loro disponibilità in quanto prede per i passerotti, i quali hanno bisogno di reperire le fonti di cibo ad una distanza massima di circa un chilometro dal sito di nidificazione (a distanze maggiori il rapporto costi e benefici non sarebbe più vantaggioso per l’individuo e la propria nidiata).

Ma la carenza di fonti alimentari non è l’unica causa, infatti gli schianti contro i pannelli trasparenti che accompagnano le grosse infrastrutture (ma anche banalmente contro le finestre) possono essere causa di incidenti fatali per questi piccoli volatili. Inoltre bisogna aggiungere anche l’incremento della predazione da parte di cornacchie, gazze ladre e rapaci in generale. I predatori non vanno demonizzati e non vanno visti come i “cattivi” che eliminano i passerotti (si ricorda che a loro volta sono predatori di insetti ed altri artropodi) inducendo così una inutile “caccia alle streghe” nei confronti di animali che non hanno nessuna colpa se non quella di cercare di sopravvivere in un ambiente sempre più urbanizzato.

Un’altra possibile causa è stata individuata nell’inquinamento e nell’eccessivo uso di pesticidi che potrebbero avere effetti negativi diretti anche sul passerotto (oltre al fatto che queste sostanze diminuiscono le popolazioni di insetti) poiché non agiscono in maniera selettiva sulle specie ritenute nocive.

Il problema è serio e non riguarda solo Gallarate e le aree limitrofe, ma è un’emergenza che sta venendo riscontrata anche nel resto dell’Europa. Alcune aree sono più interessate di altre: un caso e un esempio eccezionale è rappresentato da Milano – precisamente in piazza Duomo – dove gli incontri con i passeri non sono rari (nonostante si sia comunque registrato un calo) grazie alla presenza di balconi e strutture che permettono la nidificazione. Invece sono maggiormente colpite quelle aree in cui stanno venendo a mancare pollai, spazi incolti, prati con fioriture spontanee, siepi e fronde folte.

La scomparsa dei passeri ha attirato l’attenzione di molti esperti (tra cui la LIPU che, oltre ad aver effettuato degli studi, ha anche invitato i cittadini a collaborare segnalando la presenza della specie interessata). La curiosità di scienziati e naturalisti li ha indotti ad indagare maggiormente su questo fenomeno ritenuto anomalo poiché la piccola specie ornitologica è definita come “generalista” (cioè dovrebbe essere in grado di adattarsi alle situazioni, ingegnandosi nel trovare metodi di sopravvivenza diversi ed alternativi tra loro).

Anche in questo caso ci troviamo di fronte alla necessità di scegliere: scegliere di agire e tentare di arginare un’altra estinzione (anche se probabilmente locale) adottando i provvedimenti necessari (che potrebbero comportare anche cambiamenti nello stile di vita) o continuare a disinteressarci di questi problemi, ritenuti insignificanti se paragonati con le incombenze dell’attuale vita quotidiana, senza rendersi conto che il problema non è solo la scomparsa di una specie o due, ma è un problema ben più ampio.

 

 

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