Cù-cù!

Cù-cù, l’inconfondibile canto del cuculo. di Luca Giussani.

Così come le rondini, anche il Cuculo annuncia l’inizio della primavera con il suo inconfondibile canto. Chi non lo hai mai udito o non ne ha mai sentito parlare?

Penso che tutti conoscano questo uccello, almeno per sentito dire o semplicemente perché avete in casa un orologio che risuona proprio con il suo “Cu-Cù Cu-Cù”.

Quanti invece sanno realmente com’è fatto e come vive un Cuculo?

Cuculo. Foto di Luca Giussani

Il Cuculo (Cuculus canorus) è un migratore a lungo raggio, sverna nell’Africa tropicale e meridionale e ritorna nel nostro paese in primavera, solitamente nei primi giorni di aprile.

Alcuni individui sono solo di passaggio, altri invece si fermano per nidificare tra maggio e giugno, per poi ripartire al termine della stagione estiva.

È un uccello di medie dimensioni con una lunghezza di circa 33 cm ed un’apertura alare di 57 cm.

Presenta delle zampe molto corte, un corpo snello, una lunga coda e delle ali piuttosto appuntite, tant’è che in volo può essere a prima vista scambiato con un piccolo falco.

Da posato spesso tiene le ali a penzoloni e la coda sollevata.

Il piumaggio ed il capo sono di colore grigio, mentre le parti inferiori sono biancastre con barre trasversali più scure. Tendenzialmente i sessi sono molto simili tra di loro, anche se a volte la femmina può presentare un morfismo rosso-brunastro con barrature evidenti anche sul mantello e dorso.

Solo i maschi emettono il tipico ‘Cu-Cù’, mentre le femmine emettono una specie di trillo gorgogliato, che ricorda vagamente un Tuffetto.

Cuculo su un’antenna. Foto di Luca Giussani

Lo si può incontrare in vari ambienti, anche se predilige le zone boscose. Non è raro però vederlo nei pressi di paludi o persino di agglomerati urbani, principalmente per motivi legati alla sua particolare strategia riproduttiva, che può più o meno piacere agli occhi umani.

I cuculi, infatti, sono ben noti per il loro parassitismo di covata, in quanto la deposizione delle loro uova avviene nei nidi di altri uccelli.

Le specie che sono adatte a fare da ospite sono poche, tra cui i prediletti sono gli Acrocefali (Cannaiole, Cannareccioni, ecc…), Codirossi, Silvidi, , ecc…

Ogni femmina di cuculo depone le uova solo nei nidi di una specie, dato che le uova “intruse” devono essere il più simile possibile a quelle dell’ospite per non suscitare sospetti.

L’aspetto interessante è che si specializza nell’imitare un solo tipo di uovo, in forma e colore, nel corso della propria vita.

La modalità di deposizione e di schiusa sono davvero particolari: la femmina di cuculo individua il nido dei malcapitati ospiti, aspetta che depongano le uova, e, alla prima occasione utile, si introduce nel nido altrui, depone il suo uovo e lo sostituisce ad uno di quelli del legittimo proprietario, “rubandolo” letteralmente prima di volar via.

Pullo di cuculo che spinge l’uovo fuori dal nido. Fonte immagine: https://www.naturamediterraneo.com/cuculo/

La tempistica della deposizione è tale che l’uovo del cuculo si schiuda in un tempo nettamente inferiore a quello dell’ospite. Appena il pulcino viene alla luce, con un impulso istintivo, spinge le uova o la prole dei genitori adottivi fuori dal nido, sbarazzandosi della concorrenza e rimanendo quindi l’unico nidiaceo a dover essere nutrito.

Come mai i genitori adottivi non si accorgono che il maxi-pulcino che stanno accudendo non è loro?

Perché continuano a nutrirlo anche quando le sue dimensioni diventano anche molto superiori alle loro?
Anche qui la natura evolutiva di questa specie ha svolto un ruolo fondamentale: si pensa, infatti, che il pulcino, oltre al forte richiamo che equivale a quello di un’intera nidiata, sfrutti il rosso acceso della gola, come “stimolo” per i genitori adottivi, che guidati dall’istinto naturale continuano ad alimentarlo.

 

 

Un po’ di detti popolari

Si alimenta di numerose specie di insetti, dalle processionarie a ragni, vermi e qualche vegetale.

  • Capita spesso, mentre si parla di persone anziane o di cose vecchie, smesse o in cattivo stato, di dire: “Vecchio come il cuculo”. Questo modo proverbiale è probabilmente legato alla convinzione, molto diffusa nelle campagne, che il cuculo viva un numero incalcolabile di anni. A far credere questo sono le carni dell’uccello, stoppose e coriacee, proprio come quelle di un vecchio animale.
  • Il canto del cuculo è ritenuto profetico, capace d’indicare la buona e la cattiva sorte. Dal numero dei suoi canti le fanciulle facevano auspici su quanti anni mancavano al matrimonio, e le persone anziane quanti ne mancavano alla morte.
  • In Romagna, a seconda dei casi, si dice: “Cuculo dalla bella voce, quando mi farò sposa?”, oppure, “Cuculo, bel cuculo d’aprile, quanti anni ho prima di morire?”.
  • Un’altra tradizione collegata al suo incessante canto, vuole che nel preciso momento nel quale lo si sente per la prima volta, all’inizio della stagione, si debbano avere degli spiccioli in tasca. Non averne, infatti, è segno di miseria in arrivo.
  • Il parassitismo del cuculo ha generato il detto “Fare come i cuculi”, che in Romagna significa dar consigli a destra e a manca, senza tuttavia essere in grado di risolvere i propri problemi.
  • Se per conoscere il futuro dai cuculi è necessario contarne i canti, per essere baciati dalla fortuna è sufficiente vederli da vicino, a condizione che non siano intenti a bere, nel qual caso, sarete inesorabilmente colpiti dalla sfortuna più nera.
  • L’arrivo del cuculo dalla migrazione invernale era una data importante, sulla quale, nelle campagne, ci si basava per programmare molte operazioni agricole. A Bologna si diceva che “Quando canta il cuculo, c’è da fare per tutti”, cioè iniziano i lavori agricoli.
  • L’arrivo di questo uccello era previsto per i primi giorni d’aprile, e quando tardava ci si preoccupava: “Il due o il tre d’aprile, il cuculo ha da venire. L’otto, se non è venuto, o che è morto, o che è cotto”.
  • Nel Bolognese, a chi è ardito con le parole, ma non lo è poi nei fatti, si dice “Come il cuculo, tutta voce e penne”, dalla natura vocifera del maschio, che una volta stabilitosi in un certo territorio, trascorre molto tempo a ripetere incessantemente il suo canto per attirare una femmina.
  • Si suole dire che quando iniziano a frinire le cicale in estate, il cuculo smetta di cantare.

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