Cinghiali sorprendenti

Cinghiali sorprendenti – di Emmanuele Occhipinti.

Si sente tanto parlare di “invasioni di cinghiali”, ma non ci si rende conto del fenomeno finché non ci si ritrova davanti alla situazione adatta.

Da naturalista incallito non potevo che restare felicemente sorpreso da quello che mi aspettava una volta superata la curva del sentiero che parte da uno dei parcheggi poco prima della località Maddalena (Somma Lombardo) e giunge in riva al fiume Ticino. Passo dopo passo, si avvicinava sempre di più l’incontro con due cinghiali che, ignorando bellamente i pochi passanti, rivoltavano il terreno alla ricerca di qualcosa che fosse commestibile.

L’incontro con i due mammiferi della famiglia dei Suidi non si sarebbe limitato a quella prima visione. Infatti me li ritrovai del tutto all’improvviso mentre girovagavano nel bosco a fianco del sentiero sulla via del ritorno. Nonostante l’emozione, solo con il senno di poi ci si rende conto che, anche se sembrano apparentemente tranquilli, conviene non disturbare e mantenere le distanze dagli animali selvatici.

Cinghiali. Foto di Emmanuele Occhipinti

Sus scrofa (questo è il nome scientifico del cinghiale) è originario dell’Eurasia e del Nord Africa. Da millenni ha un rapporto molto stretto con l’uomo che lo ha cacciato ed introdotto in ampi areali dove l’animale è stato in grado di adattarsi molto bene.

Habitat naturale sempre più ridotto

Tuttavia, a causa dell’urbanizzazione e della riduzione delle aree forestali, si è ridotto anche il loro habitat naturale tradizionale e risulta sempre più facile incrociare cinghiali (ma anche altri animali selvatici) in ambienti fortemente antropizzati.

Ora il cinghiale viene quasi “demonizzato” e viene considerato nocivo ma in questo ragionamento si rischia di far passare nel silenzio un altro concetto fondamentale: il cinghiale è diventato nocivo perché l’uomo ha disimparato a convivere con le altre forme di vita accapparrandosi grandi spazi e limitando le dimensioni degli habitat degli altri animali, i quali – inevitabilmente – finiscono per avere molte più possibilità di incontrare in condizioni di forte stress l’uomo.

Cinghiali. Foto di Emmanuele Occhipinti

Mitologie

Questa è la visione attuale del cinghiale, ma nel passato come veniva considerato? Fin dall’antichità era una preziosa fonte di cibo e, forse proprio per questo ma sicuramente anche per il suo comportamento, era ritenuto in alta considerazione tra le popolazioni primitive e ne ha influenzato le mitologie.

Per esempio, nell’antica Grecia il cinghiale rappresentava la lotta tra l’oscurità e la luce (a causa delle sue abitudini notturne); inoltre numerosi eroi greci hanno dovuto affrontare dei cinghiali particolari, veri e propri simboli di forza.

Cinghiali. Foto di Emmanuele Occhipinti

Invece nella mitologia celtica, esso era associato alla divinità Arduina e compariva spesso come simbolo araldico tra i guerrieri celti. Inoltre esisteva il mito del Cinghiale Bianco, il quale era considerato il magico apportatore di un’era di prosperità e benessere.

Tra le popolazioni italiche, il cinghiale era diventato un simbolo araldico che veniva associato al valore in battaglia, alla forza ed al coraggio mentre nella mitologia norrena era associato alla fertilità (forse per l’abitudine di rivoltare ed armeggiare la terra favorendone la crescita del sottobosco o per via della grande prolificità della specie).

 

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