Il canneto: habitat da preservare

Giunchi. Foto di Milo Manica

Il canneto: habitat da preservare, di Milo Manica.

L’importanza delle zone umide è riconosciuta a livello internazionale da numerosi documenti, tra cui la convenzione di Ramsar del 1971.

Le zone umide sono minacciate da vari fattori e stanno scomparendo a vista d’occhio. Con loro rischia di andarsene una grossa fetta di biodiversità. La nostra provincia, fortunatamente, conserva ancora qualche residuale ambiente umido, la maggior parte dei quali sono protetti da Rete Natura 2000.

Un habitat che caratterizza questi ambienti alle nostre latitudini è il canneto. Esso svolge varie funzioni che vanno dall’offrire riparo per numerose specie animali al depurare le acque.

Canneto. Foto di Milo Manica

Dire “canneto” non basta!

Vi sono numerose tipologie di canneti e possiamo classificarli almeno secondo due discriminanti: specie ed età.

  • Specie che lo compongono:
    • Cannuccia di palude, Phragmites australis, la specie più diffusa.
    • Tifa, Typha latifolia e/o angustifolia, purtroppo in declino.

Spesso sono formazioni monospecifiche, ossia formate esclusivamente da una specie. Altre volte possiamo trovare diverse “macchie” di canneti differenti. Specie vegetali diverse attraggono diverse specie animali.

Per esempio, la cannuccia di palude è ottima per due specie di uccelli, cannareccione e cannaiola, il cui nome richiama proprio il nome comune della P. australis. La tifa favorisce invece la presenza della salciaiola, altro uccello simile ai precedenti per morfologia che però risulta in forte declino in Lombardia (diminuita dell’80% negli ultimi 30 anni).

Cinciarella nel canneto. Foto di Milo Manica

Anche canneti di età differenti accolgono diverse specie di uccelli. Un canneto allagato è molto più attraente per il cannareccione, mentre solo in un canneto maturo può nidificare l’airone rosso.

Le età di un canneto:

  • giovane, allagato
  • maturo, asciutto o quasi
  • vecchio, inarbustito

Persino le funzioni ecologiche differiscono: un canneto giovane ha maggiori capacità depurative. Per questo motivo i canneti dovrebbero essere sfalciati regolarmente nei bacini di fitodepurazione.

In ultima analisi anche una suddivisione orizzontale dei diversi strati del canneto può essere utile per capire l’importanza di questo habitat. I rallidi (come folaga e porciglione) frequentano la parte bassa del canneto, così come il tarabusino. Uccelli passeriformi come il pendolino, il basettino e la cannaiola usano la parte medio-alta delle cannette.

Giunchi. Foto di Milo Manica

Se un tempo le zone umide per vari motivi venivano “bonificate”, oggi per fortuna ne riconosciamo il ruolo ecologico importantissimo grazie ai numerosi servizi ecosistemici che offrono.

Dovremmo essere sempre più in grado di tutelare questi habitat preservandoli, ma potremo anche mettere in atto misure di gestione che favoriscano un aumento delle zone coperte da canneto. Infatti per molte specie animali non basta un piccolo appezzamento di canneto, ma servono diverse centinaia di metri ricoperti in continuità. Laddove non si riesca a implementare l’estensione del canneto si potrebbe favorire una differenziazione ambientale: variare tipologie di habitat significa offrire a più componenti vegetali, animali e micologiche di poter trovare riparo e nutrimento.

Martin Pescatore. Foto di Milo Manica

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